Uncontacted Tribes

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Le Uncontacted Tribes sono delle tribù indigene isolate, ovvero popolazioni tribali senza contatti significativi con il resto del mondo più civilizzato. Sulla Terra si stimano esserci circa un centinaio di queste tribù, i cui nativi si nutrono di qualsiasi frutto la natura offra loro e, i più evoluti, anche di carne e di pesce; in qualche caso, risalente per lo più al passato, si sono verificati occasionali fenomeni di cannibalismo.

Le aree geografiche dove sono insediati gli indigeni sono quelle racchiuse nelle fasce tropicali, principalmente in Sud America, in India ed in Indonesia.

Nonostante le Uncontacted Tribes siano in qualche modo distanti dalla civiltà,  antropologi e ricercatori sono riusciti a delineare una mappa di tutte le tribù perdute e si ritiene pressoché impossibile l’esistenza di altre tribù tuttora sconosciute.

Sfortunatamente, i nativi sono spesso soggetti ad attaccati da parte della società “civilizzata”: considerati come uomini primitivi, sono perseguitati o costretti ad evolversi, sfruttati e schiavizzati, talvolta cacciati via dalle loro terre per interessi economici quali il recupero di legname e la coltivazione di palme da olio. In particolare, ciò che essi temono maggiormente è il disboscamento che li costringe al nomadismo, con conseguenti difficoltà per la loro sopravvivenza.

Stephen Corry, direttore del Survival International, sostiene che tutte le tribù isolate sono a rischio estinzione se le aree non vengono adeguatamente protette. A mettere in pericolo gli indigeni, di fatto, è una subdola forma di razzismo.

Per poter perseguire i propri fini evitando conseguenze spiacevoli, soprattutto a livello mediatico, accade spesso che i governi neghino l’esistenza di queste tribù. Ciò è accaduto fino a qualche anno fa, quando l’allora presidente peruviano Alan García Pérez ha pubblicamente dichiarato che le “uncontacted tribes” amazzoni sono una mera invenzione degli ambientalisti volta a ostacolare l’esplorazione di fonti petrolifere in Amazzonia.

Ma che queste popolazioni tribali esistono davvero lo hanno provato alcune organizzazioni a tutela dei diritti dei nativi, una delle quali, di cui parleremo tra poco, ha scattato alcune fotografie aeree a dir poco affascinanti e le ha messe a disposizione della collettività.

Le organizzazioni e i movimenti per i popoli tribali si adoperano per documentare e denunciare gli abusi ai danni degli indigeni, come quelli che avvengono nel Sarawak, uno stato della Malesia confinante con il Sultanato del Brunei. Per ricavare del legname il governo autorizza e appoggia le società ad usare la forza contro i Penan, ossia i nativi delle foreste del territori, i quali si sono opposti duramente ma sono stati minacciati, anche di morte, e talvolta arrestati.

Ai Penan non viene più riconosciuto alcun diritto.

Si tratta di una popolazione tribale che conta più di 10.000 indiani che attualmente vivono di nomadismo, causato principalmente dal   disboscamento. Esso, di fatto, genera grandi quantità di fango che si riversa nei fiumi, provocando la morte dei pesci: i boschi della zona rimasti intatti sono ormai pochissimi e i Penan spesso non riescono a procurarsi il cibo necessario a sopravvivere.

Le zone disboscate, inoltre, vengono riutilizzate per coltivare piantagioni di palma, il cui olio viene utilizzato come biocarburante e negli alimenti e alcuni rifiuti generati dai lavori vengono scartati nelle acque, inquinandole, e causando problemi sanitari a gran parte di questa popolazione tribale ridotta a vivere in crescente povertà.

Senza un’adeguata regolamentazione, ai Penan non resterà più nulla e la loro popolazione con buona probabilità finirà per estinguersi.

Survival International

Survival International è la più importante delle organizzazioni a tutela dei diritti delle popolazioni tribali e l’unica che si cura di loro a livello mondiale.

Essa è composta da numerosissimi volontari e la sua campagna informativa fa un massiccio utilizzo di internet per la divulgazione di informazioni. I principali mezzi sono FacebookTwitter e YouTube e, come si legge sul sito ufficiale, la misura della loro forza è data dal numero di persone che vengono a conoscenza dei popoli tribali e del contesto in cui vivono.

Survival  dichiara esplicitamente di non accettare fondi dai governi poiché ritiene che siano proprio i governi i principali violatori dei diritti dei popoli indigeni. Manco a dirlo, gli oppositori principali alle battaglie di Survival sono le imprese, le forze militari, le organizzazioni religiose estremiste e i governi: in generale, tutti coloro che cercano una fonte di guadagno monetario nelle terre dove abitano le tribù!

L’organizzazione agisce su “3 campi che sono educazione, supporto legale e campagne. Lavora a stretto contatto con le organizzazioni indigene e concentra l’attività sui popoli che hanno più problemi. Conta sulla pubblica opinione affinché la sua pressione renda difficile o impossibile l’oppressione dei popoli tribali da parte delle aziende e dei governi (Wikipedia).

Sul sito ufficiale dell’organizzazione si legge che gli oppositori principali alle battaglie di Survival sono le imprese e le forze militari che vogliono utilizzare le aree tribali, le organizzazioni religiose estremiste nel tentativo di convertire gli indigeni gli estremisti religioni e, in generale, i già citati governi.

Diverse tribù, oggi, non sarebbero sopravvissute senza l’intervento dei volontari di Survival.

Fra i maggiori successi di Survival riconosciamo la creazione del Parco Yanomami in Brasile e la mediazione culturale in Botswana, nazione una volta più aggressiva, i cui cittadini sono ora consapevoli dei problemi della tribù locale, i Boscimani, con i quali convivono pacificamente.

L’ultimo grande successo dell’organizzazione è datato 3 febbraio 2011, come riportato sul sito italiano:

Le autorità peruviane hanno annunciato la decisione di collaborare con il governo brasiliano per impedire ai taglialegna di invadere il territorio in cui abitano i popoli incontattati, da entrambe le parti del confine. Questa decisione costituisce la prima conquista della campagna lanciata da Survival per proteggere le terre degli Indiani isolati che abitano nell’area di frontiera tra Perù e Brasile. A indurre il governo peruviano all’azione è stata la copertura mediatica internazionale data alle nuove immagini diffuse da Survival.

Sul sito di Uncontacted Tribes, oltre alle splendide fotografie assolutamente da guardare, è scaricabile una cartina geografica a dir poco eccezionale per Google Earth,  il noto software di mappatura tridimensionale del territorio planetario, sulla quale sono indicate le aree ad uso delle tribù salvaguardate da Survival.

Essi dichiarano, ironicamente, che la mappa non aiuterà gli esploratori e i curiosi ad un “primo contatto”, ma sarà invece fondamentale per per fermare l’invasione delle imprese di deforestazione e di coltivazione di palma da olio nelle terre in cui vivono gli indigeni.

A titolo informativo citiamo il fatto che le finalità di Survival sono supportate anche dal Dalai Lama.

Survival ci lascia anche uno splendido video-documentario, tradotto in italiano e visionabile qui sotto!

The Last of his Tribe

Il caso più curioso, al quale ho deciso di dedicare un piccolo paragrafo, è certamente quello del “Men of the Hole”. L’immagine a lato è la capanna del “The last of his Tribe”, un uomo chiamato così in quanto unico sopravvissuto della sua tribù: nessuno sa chi sia, come si chiami e che lingua parli. Si ritiene che l’intera sua tribù sia stata massacrata dagli allevatori di bestiame negli anni ’70/’80, sebbene non ci siano prove sufficienti a corroborare questa tesi.

Il “proprietario”, chiamato anche “Men of the Hole” per le grandi buche scavate presumibilmente per nascondersi dai predatori animali, è stato filmato durante una spedizione del 1998 il cui scopo era, semplicemente, verificare se l’indigeno era ancora vivo; e vivo è stato trovato!

Cosa puoi fare

L’invito è quello di  visitare il sito ufficiale italiano, diffondere queste informazioni e le immagini sui social media in modo che tutti sappiano dell’effettiva esistenza sia delle uncontacted tribes e dei pericoli ai quali queste popolazioni vanno incontro. Qualsiasi contributo, anche piccolino, è in realtà molto importante!

Fotografie tratte da  Survival International e da Uncontacted Tribes.

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    [...] tribù appartenente alle Uncontacted Tribes. Abbiamo già parlato di questi indigeni in un altro post e pochi giorni fa, ed esattamente ad un anno esatto di distanza dalla data in cui è stato girato [...]